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Privatizzazione di Poste: audizione ADOC in IX Commissione della Camera dei Deputati

Siamo fortemente contrari e preoccupati per la vendita di una quota azionaria che porti le quote pubbliche al di sotto del 50%, una operazione a nostro avviso insensata dal punto di vista economico ed estremamente pericolosa dal punto di vista sociale che danneggerebbe i consumatori e soprattutto metterebbe a rischio il mantenimento del servizio universale di recapito dei servizi postali.

La collocazione sul mercato di un’impresa è positiva se finalizzata alla ricerca di un socio industriale che porti a una nuova strategia di politica industriale innovativa e, questo, non ci sembra il caso. Con il piano complementare al PNRR, Poste Italiane S.p.A. ha lanciato Polis, il progetto di sportelli unici multifunzionali di cui abbiamo apprezzato lo scopo sociale, un luogo dove i cittadini consumatori potessero esercitare il proprio diritto di cittadinanza anche in luoghi remoti e ormai destinati allo spopolamento, poco appetibili alla logica del profitto.

A motivare l’investimento da 512 milioni di euro destinato a Poste Italiane c’è la volontà del Governo di fornire nuovi servizi digitali della pubblica amministrazione ai cittadini e alle imprese dei Comuni con meno di 15mila abitanti, intervenendo per colmare il divario digitale di cui queste aree soffrono, per stimolarne la crescita economica e lo sviluppo imprenditoriale, migliorando di conseguenza il contesto imprenditoriale e dei consumatori.

Gli sportelli postali sono oggi presidi di cittadinanza dove poter effettuare attività finanziarie, logistiche, di comunicazione, big data, pubblica amministrazione come ad esempio attivare lo Spid, chiedere documenti di identità e non da ultimo attivare un contratto per la fornitura di energia elettrica.

In questi ultimi anni di poli-crisi siamo stati costretti a modificare molte delle nostre abitudini ed i servizi che gli sportelli postali offrono, da quelli logistici a quelli di fornitura elettrica e di connessione digitale, sono diventati indispensabili alla vita quotidiana, dalla scuola al lavoro, dall’acquisto al consumo.

Siamo preoccupati che una ulteriore privatizzazione di Poste Italiane possa portare, nella logica del profitto, alla dismissione dei piccoli uffici postali poco remunerativi in luoghi remoti contrariamente al progetto Polis e a totale discapito delle persone e del territorio. Riteniamo ingiustificato e scorretto impegnare fondi pubblici per una gestione prevalentemente privata. Se l’obiettivo è quello di recuperare risorse pubbliche per ridurre il gap tra debito pubblico e PIL dagli studi fatti emerge che si recupererebbe a mala pena qualche decimale, si conformerebbe così una piccola operazione di cassa a fronte di danni ben più grandi ai consumatori.

A tutto vantaggio dei privati a cui andranno i ricchi dividendi a danno dello Stato. In un sistema privatistico non esisterebbero più garanzie dei servizi finora svolti, soprattutto per la collocazione dei titoli emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e per i servizi di inclusione finanziaria conti correnti a costi contenuti e per l’emissione di strumenti di pagamento come le carte di debito e di credito accessibili a tutti.

Vogliamo ribadirlo: Poste Italiane non è solo un’azienda, ma rappresenta uno strumento con cui lo Stato Italiano fornisce ai cittadini presidi di democrazia dove poter esercitare diritti essenziali di cittadinanza che, con quest’operazione, reputiamo fortemente a rischio nella logica del profitto.

Per queste ragioni, siamo profondamente contrari e preoccupati alla ulteriore privatizzazione di Poste Italiane.